giovedì 23 febbraio 2012

'Storia delle Olimpiadi': Atene 1896


Cari amici,

Da qui a fine luglio, nel percorso di avvicinamento a Londra 2012, ripercorreremo tutta la storia delle Olimpiadi dal 1896 al 2008, rispolverando fatti ed accadimenti ormai dimenticati e puntando la lente di ingrandimento, come sempre, sugli italiano che hanno scritto pagine leggendarie del nostro sport.


I primi Giochi Olimpici dell'era moderna si svolsero ad Atene nel 1896, che fu preferita alle candidature di Londra e Parigi. Promotore principale della rinascita delle Olimpiadi ad oltre 1500 anni di distanza da quelle classiche, vietate dall'imperatore Teodosio nel 393 d.C., fu Pierre de Frédy, barone di Boubertin, il quale, ricercando le causa della sconfitta transalpina nella guerra franco-prussiana, la individuò nella mancanza di un'adeguata educazione fisica dei soldati. Il barone, inoltre, voleva anche organizzare un evento che avvicinasse le nazioni e garantisse la pace.

La prima edizione a Cinque Cerchi, dunque, si svolse dal 6 al 15 aprile del 1896. 15 furono le nazioni partecipanti (Australia, Austria, Cipro, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Gran Bretagna-Irlanda, Grecia, Italia, Smirne, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Ungheria) e si gareggiò in 9 sport differenti: atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, tennis, tiro, scherma e sollevamento pesi.
Il medagliere finale fu vinto dagli Stati Uniti con 20 medaglie complessive, di cui 11 d'oro; seconda fu la Grecia (45 podi, ma 'solo' 10 ori), terza la Germania (6 ori e 13 medaglie).
Da segnalare l'impresa del teutonico Carl Schuhmann, capace di vincere 3 ori nella ginnastica artistica (volteggio al cavallo, sbarra e parallele a squadre) ed 1 nella lotta greco-romana.

Il Bel Paese non raccolse allori in quella prima edizione ateniese. Le federazioni sportive non organizzarono alcun tipo di spedizione e l'unico partecipante italiano, che dunque viene ricordato come il primo azzurro di sempre ai Giochi Olimpici, fu Giuseppe Rivabella, il quale abitava ad Atene già da 15 anni. Quest'ultimo, presente nella gara di tiro a segno della carabina militare, individuale, 200 metri, non riuscì ad approdare alla finale del 9 aprile, vinta dall'ellenico Pantelis Karasevdas.
L'Italia, in realtà, avrebbe potuto molto probabilmente vincere una medaglia d'oro, se solo fosse stato concesso di partecipare alla maratona a Carlo Airoldi (nella foto). Nato nel 1870 ad Origgio, nell'allora contado di Varese, il robusto lombardo coltivò sin da ragazzino la passione per il podismo. Nell'anno delle Olimpiadi aveva già vinto corse importanti come la Milano-Lecco e la Torino-Barcellona. Decise di partecipare ai Giochi e di raggiungere Atene a piedi! Partì da Milano il 28 febbraio 1896, sponsorizzato da il periodico "La bicicletta", e percorse ben 1338 km, affrontando mille avventure e, parole sue, uccidendo anche tre lupi. Giunse nella capitale greca il 31 marzo, ma gli fu impedita l'iscrizione alla gara perché nella Torino-Barcellona del 1895 aveva ricevuto 2000 pesetas di premio, il che lo qualificava come professionista, mentre alle Olimpiadi, invece, potevano partecipare solo atleti dilettanti. A nulla servì l'intervento dell'ambasciatore italiano Pisani Bossi, il quale cercò di spiegare agli organizzatori che in Italia non vigeva nessuna differenza tra professionismo e dilettantismo. Grande, naturalmente, fu la delusione di Airoldi: "Per un giovane che nulla possiede come me al di fuori del coraggio e che ha quasi la certezza di arrivare primo, è un bel dispiacere", dichiarò qualche tempo dopo l'azzurro che, a suo modo, è rimasto nella storia.

Il prossimo appuntamento sarà con Parigi 1900, dove l'Italia colse le sue prime medaglie olimpiche.

Federico Militello

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