giovedì 31 maggio 2012

Caos-scommesse, ma tra dieci giorni c'è la Spagna: a qualcuno interessa?




In questi giorni, purtroppo, non si fa altro che parlare dello scandalo-scommesse, ennesima piaga che affligge il calcio italiano. Persino le conferenze stampa dei giocatori azzurri sono divenute monotematiche in questo senso. Tra 10 giorni, tuttavia, incominceranno gli Europei di Polonia ed Ucraina ed il debutto per la selezione tricolore sarà tremendo, dato che ad attenderci ci saranno i campioni d'Europa e del mondo della Spagna. Ma tutto questo a qualcuno interessa?
A noi di Olimpiazzurra, certamente sì. Per questo siamo preoccupati, e non poco. Il percorso di avvicinamento di Italia e Spagna al match dell'anno, infatti, appare radicalmente agli antipodi.
Da un lato sulla stampa iberica si discute di tattica, di ballottaggi (come quello tra Torres, Llorente e Negredo per il ruolo di prima punta), assenti (Villa e Puyol) e di possibilità di conquistare uno storico bis nella rassegna continentale, da noi non esiste nient'altro che il calcio-scommesse, con gli Europei che ricoprono un ruolo solo secondario.
Siamo onesti, negli ultimi giorni lo stesso Prandelli ha forse parlato di schemi di gioco, esperimenti, coppie offensive e giocatori su cui puntare? No, il ct di Orzinuovi ha dovuto chiarire l'affaire Criscito e spiegare le proprie motivazioni sulla convocazione dello juventino Bonucci, coinvolto anch'egli nel polverone di questi giorni.

In Spagna, come si evince dalle dichiarazioni dei calciatori, Casillas su tutti, sono consapevoli di essere la nazionale da battere e di non dovere temere nessuno se non sé stessi. E noi? Probabilmente non ci siamo neppure chiesti a che livello siamo: in questo momento non è certo la preoccupazione principale.

L'impressione, dunque, è che, cabala a parte (storicamente gli azzurri si esaltano con gli scandali, come già accaduto nel 2006), la nazionale italiana non si stia preparando nel migliore dei modi all'Europeo, soprattutto dal punto di vista mentale. Il serio rischio è quello di arrivare in Polonia senza la spinta e la concentrazione giuste per affrontare un girone molto difficile e che, presumibilmente, potrebbe decidersi (nel bene o nel male) sin dalla prima partita con gli iberici.

Per questo sarebbe opportuno che Prandelli riesca ad isolare il gruppo dall'ambiente circostante. Certo, i media  continueranno imperterriti ad occuparsi del calcio-scommesse, ma lo stesso non devono fare gli azzurri, che per un mese dovranno dimenticarsi della questione. La soluzione potrebbe essere un silenzio stampa di bearzotiana memoria.

Federico Militello

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